Massimo Campigli

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Berlino, 1895 – Saint-Tropez, 1971

Max Ihlenfeld, il futuro Massimo Campigli, nasce a Berlino il 4 luglio 1895. Nel 1914 viene assunto al Corriere della Sera e in quel periodo si avvicina alla corrente futurista milanese, frequenta Boccioni e Carrà e, con lo pseudonimo Massimo Campigli, pubblica sulla rivista Lacerba.

Nel 1919 Campigli raggiunge Parigi in qualità di corrispondente del Corriere della Sera e qui inizia a dipingere, da autodidatta. Da allora si interessa sempre di più alla pittura che al giornalismo. È attratto dal cubismo e frequenta i pittori italiani che si riuniscono al Cafè du Dome. Del 1923 è la sua prima mostra personale a Roma alla Casa d’Arte Bragaglia. Nel 1929 ritornato a Parigi, espone alla galleria di Jeanne Bucher ventotto quadri, tutti venduti. Nel 1931 espone a Milano alla Galleria del Milione e nel 1932 alla Biennale di Venezia.

Nel 1933 firma, con Sironi, Carrà e Funi, il Manifesto della pittura murale. Nell’autunno del 1946 si trasferisce ad Amsterdam per curare l’allestimento della sua prima importante personale, con oltre sessanta dipinti, allo Stedelijk; dopo il successo di Amsterdam la mostra si trasferisce al Boijmans Museum di Rotterdam nel 1947.

Nel dopoguerra torna a Parigi, dove entra in contatto con l’arte tribale, che ne influenza lo stile; poco dopo decide di trasferirsi a Roma dove apre uno studio.  Nel 1958 la XXIX Biennale di Venezia gli dedica una mostra personale. Anche gli anni Sessanta sono contraddistinti da molteplici occasioni espositive tra cui l’antologica presso Palazzo Reale di Milano del 1967.

opere selezionate