Lucio Fontana

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Rosario de Santa Fé, 1899 – Comabbio, 1968

Lucio Fontana nasce il 19 febbraio 1899 a Rosario de Santa Fé, Argentina, da padre milanese e madre argentina. Lucio Fontana mostra di sapersi svincolare da una formazione tradizionale, compiuta a Milano (dove la famiglia è tornata nel 1905) accanto al padre, scultore, e al Maestro Adolf Wildt: fa infatti parte della Milano astrattista e collabora con i maggiori architetti milanesi per la decorazione di edifici pubblici.

Durante la Seconda guerra mondiale ritorna in Argentina e redige il Manifiesto Blanco (1946): un documento che riprende la vocazione futurista di apertura verso mezzi tecnici che siano al passo con le scoperte della scienza e un invito a sperimentare un nuovo concetto di spazio tramite rinnovate forme di espressione artistica. Questo testo è la premessa per la fondazione, al ritorno in Italia, del Movimento che Fontana stesso definisce Spazialismo (1947). La prima “Scultura spaziale” è dello stesso anno, un anello informe, tentativo di unire materia e spazio. Alla pittura Fontana arriva partendo proprio dalla scultura: questo spiega la sua attenzione per gli effetti che muovono la superficie del quadro.

Nel 1949, alla ricerca di un rapporto tra il bianco della materia e il nero del vuoto, inizia la serie dei “Buchi” (che lo impegnerà sino al 1968): la superficie del quadro si riempie di aperture irregolari come cieli stellati, che interrompono la superficie della tela. Il gesto “attraversa” il supporto tradizionale della tela senza intenti provocatori, ma con l’obiettivo di portare lo sguardo dello spettatore dentro e “oltre” il quadro. Se i “Buchi” interpretano la sensibilità del clima informale, la serie successiva dei “Tagli” (1958-68) depura ulteriormente la forma portandola ad una essenzialità minimale. L’artista inizialmente taglia la tela in una serie ritmica di linee; in seguito realizza un numero minore di tagli ma più lunghi, arrivando a disporre una sola lacerazione al centro.

Con il passare del tempo privilegia sempre più la stesura completamente monocroma. Un altro ambito di azione è quello delle “Installazioni ambientali”, dalle quali emerge un rilevante rapporto di Fontana con l’architettura. L’artista visita New York nel 1961, in occasione di una sua mostra presso la Martha Jackson Gallery. Nel 1966 collabora con il teatro La Scala di Milano, disegnando scenografie e costumi.

Negli ultimi anni della sua carriera artistica Fontana è sempre più interessato all’allestimento della sua opera nelle molte mostre a lui dedicate in tutto il mondo. Ciò è evidente nella biennale di Venezia del 1966, dove l’artista progetta un ambiente per le sue opere, e a Documenta di Kassel del 1968.